16/01/03

Capitolo XV

 Tarbela 

Tarbela: questo bel nome, facile, dal suono chiaro, che potrebbe appartenere a molte lingue, e che tutti, a sentirlo pronunciare, saprebbero scrivere senza fare errori, un nome che, nella sua determinatezza, può sembrare simile a un destino, è certamente quello che ebbi motivo di formulare più volte nel corso di almeno una dozzina d’anni dal 1967 alla fine degli anni Settanta.

Designa una località sull’Indus, nel Pakistan Nord-occidentale, dove, in quegli anni, costruimmo un impianto idroelettrico di grandi proporzioni alcune di esse da primato.

Ma Tarbela, nel nostro “mito aziendale” o, quanto meno, nel mio “mito personale”, fu ben più di questo: Tarbela is not a job, it’s a way of life, mi disse una volta un nostro impiegato inglese, cui avevo chiesto di prolungare ancora di qualche anno la sua permanenza in cantiere.

Intendeva soltanto dichiararmi la sua disponibilità ad accettare la mia richiesta, ma la frase mi rimase impressa. Tarbela, in qualche modo, che vorrei riuscire a far risaltare da ciò che tenterò di dirne in queste pagine, era (o forse, soprattutto, divenne) più che un lavoro: qualcosa che diede occasione ad esperienze umane e professionali indimenticabili per me e, credo, anche per molti altri di noi “Tarbeliani”.

 

 (fa parte del libro di prossima pubblicazione)

 

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