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T A R B E L A |
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LA CITTA' VIRTUALE |
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Messaggio dell’ing. Peppino Lodigiani al Tarbela day 3 |
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Cari Tarbeliani, anche quest’anno non mi è possibile partecipare al vostro raduno, anche se è più a portata di mano di quello dell’anno scorso.La causa è una sola ed è il mio stato di salute: quelli che fino all’anno scorso consideravo acciacchi senili, sono diventati dei fatti più seri, che creano limitazioni non di poco conto alla mia indipendenza: la vista non mi consente di leggere né di vedere i volti e le espressioni nemmeno a distanza molto ravvicinata; e l’altro malanno, la fibrosi polmonare mi rende faticoso il respirare, e mi obbliga a qualche ora di ossigeno. Restano però vivi e freschi i ricordi, quelli di Tarbela in particolare, e proprio in queste settimane sto mettendo a confronto i miei con quelli dell’amico Baldassarrini e diventa sempre più evidente che Tarbela, non solo per importanza e durata, ma anche per ciò che significava in termini di collaborazione tra uomini di nazionalità diverse (ce n’erano ben 26) è stato davvero più un modo di vivere che un lavoro. Sarò quindi presente a questo vostro raduno conviviale con lo spirito e col cuore.Se poi qualcuno di voi deciderà di venirmi a trovare a Milano (o per i piacentini, in campagna a pochi chilometri da Piacenza, lo vedrò volentieri). Rispetto a me (85 anni) molti di voi sono tuttora nel fior degli anni (65/75), e gli argomenti non ci mancheranno. Concludo quindi questo saluto con un arrivederci, almeno con qualcuno di voi. Peppino Lodigiani |
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Il discorso dell’ing.
Baldassarrini al Tarbela day 3 Cari colleghi e compagni di Tarbela,sento il vivo desiderio di dire anch’io qualche parola, cercando di non ripetere quelle, bellissime, che ha scritte l’ing. Lodigiani. Perdonatemi se leggo, ma non sono mai stato un oratore, e tantomeno lo sono ora, alla mia non più tenera età. A maggior ragione mi è necessario farlo, perché l’esperienza di Tarbela è legata a tanti ricordi, nostalgie, emozioni,che mi farebbero perdere il filo del discorso.Ricordi, nostalgie, emozioni – sono sicuro che sono stati questi sentimenti che già da due anni hanno inspirato a quelli tra di voi che chiamerei “i pionieri” la meravigliosa idea di riunirsi annualmente per un pranzo dei “Tarbeliani”.Trovo molto bello che quest’idea sia venuta direi quasi per generazione spontanea, e mi spiace di non aver potuto partecipare ai pranzi precedenti, particolarmente a quello dell’anno scorso – era troppo lontano, e lo seppi troppo tardi – ma spero di avere la vita e la forza per poter partecipare ad altri di questi incontri negli anni che verranno, sempre che mi vogliate invitare. Insieme a tanti altri vostri colleghi e alle ottime maestranze pakistane portammo a termine il lavoro di Tarbela rispettando in pieno i programmi e costruendo con eccellenti standards di qualità un’opera grandiosa a livello mondiale. Tutto questo affrontando e superando problemi di tutti i generi, molti dei quali – voglio ricordarlo – ci “attaccarono” alla fine, proprio quando credevamo di poterci “chiamare fuori”. Questo grande risultato fu dovuto alla collaborazione di tutti, ad uno stupendo lavoro di squadra tra gli uomini di tante nazionalità che parteciparono ai lavori. Di fronte a voi, che ne rappresentate un “campione rappresentativo”, desidero riaffermare quello che è stato il credo di tutta la mia vita: che il lavoro si fa prima di tutto con gli uomini. E siccome a Tarbela mi fu affidata una funzione di alta responsabilità, desidero ringraziarvi tutti, comprese le vostre famiglie, per quello che avete dato al lavoro. Vi invito soprattutto a rivolgere un pensiero ed un ringraziamento al mio e vostro capo ed amico Ing. Peppino Lodigiani, di cui ho appena letto il messaggio e di cui sentiamo fortemente e tristemente l’assenza – senza di lui Tarbela non sarebbe stata portata a termine così bene sotto tutti i punti di vista: di questo sono certo, così come sono certo che lui non crede a quello che sto dicendo, e che mi sgriderà perché lo ho detto. Voglio anche inviare insieme a voi il nostro saluto a coloro che non sono potuti venire – non faccio nomi, perché si sa dove cominciare, ma non dove finire. Vi invito infine a ricordare con affetto e tristezza gli scomparsi, i cui i nomi – ing.Valent, dr.Lazzarino, rag.Cardani e altri – sono sicuro che vivono nella memoria di noi tutti. Ed anche gli amici che ci eravamo fatti tra i Pakistani: Baba Khan – che certamente Rossatti non ha dimenticato – e quel simpatico furfante di Yaqoob Khan. Perdonate se il mio discorso, alla fine, è risultato più lungo di “qualche parola”, ma mi sono lasciato trascinare dal cuore. Faccio i miei auguri a tutti voi e alle vostre famiglie, con un abbraccio fraterno. Mario Baldassarrini |
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