Cari amici,
Quelli di voi che c’erano l’anno passato ricorderanno che cominciai il mio discorso dicendo che non desideravo che i miei discorsi diventassero un’abitudine. Ora, invece, eccomi qui di nuovo, a costo di apparire incoerente.
Però sento il bisogno di dare il benvenuto ai nuovi arrivati che , pur non avendo lavorato a Tarbela, hanno lavorato su tanti altri cantieri IMPREGILO. Mi dicono che ne sono arrivati in tanti, ed io penso che dobbiamo esser loro grati per essersi voluti unire al nucleo iniziale dei Tarbelini: io spero e auspico che d’ora in avanti ci sentiremo tutti degli Impregilini, ciascuno con i ricordi e l’orgoglio di aver partecipato ad una o più delle tante opere che l’IMPREGILO ha costruito in tante parti del mondo: Iran, Ghana, Sudan, Nigeria, Costa d’Avorio, Zambia, Perù, Argentina, Colombia, Turchia, Pakistan, Brasile, Canada, Lesotho, Iraq, Cina.
Spero e auspico che i Tarbelini, a cui va il grande, grandissimo merito di avere dato inizio "dal basso" a questi pranzi così spontanei, resi vivi dal piacere di "ritrovarsi insieme", si sentiranno anch’essi, prima di tutto, degli "Impregilini", ricordando anche che non avrebbe potuto esserci un Tarbela se non ci fosse stata un’IMPREGILO.
Per me sentirmi parte dell’IMPREGILO è una cosa naturale, perché copre la maggior parte della mia vita di lavoro. L’IMPREGILO è nata a seguito del successo della meravigliosa avventura di Kariba, cominciata proprio cinquant’anni fa. Credo di essere, tra coloro che sono ancora in vita, il primo a mettere piede a Kariba nel lontano giugno del 1956, e che quindi posso dire di aver visto nascere l’IMPREGILO, e di aver contribuito a tale nascita.
Rinnovo quindi un caloroso saluto e benvenuto a tutti, accompagnato dall’augurio di rivederci tutti ancora l’anno prossimo
Infine, congratulazioni a nome di tutti e un grazie sincero agli organizzatori di questo incontro, così ben riuscito!
Purtroppo non vedo tra di voi il volto di un grande assente, Carlo Alberto Rossatti, la cui vita di lavoro e la mia sono state unite per tanto tempo, a partire dal lontano 1950, quando era un " bocia " nel cantiere Zebrù in Valtellina, fino a Tarbela. Sua figlia Mara mi ha informato che ha avuto dei problemi di salute, e che, per quanto sis sia quasi completamente rimesso, il lungo viaggio per venire qui avrebbe conportato dei rischi.
A nome di tutti voi gli mando un affettuoso saluto, con l'augurio di una completa e rapida guarigione.